Unirsi nella diseguaglianza ai tempi del web

L’accorato appello lanciato dalle pagine di Radici Future Magazine da Gianni Svaldi, esperto giornalista, già direttore del Corriere del Giorno, farà lo stesso rumore di un albero che cade nella foresta se non c’è nessuno a sentire. La prospettiva da cui l’autore guarda il mondo del giornalismo online è quella imprenditoriale, con particolare riferimento al modello cooperativistico: se i piccoli hanno difficoltà, l’unione deve fare la forza.

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Il giornalismo locale è morto. Evviva il giornalismo locale!

consiglio-comunale-martina-franca-giornalistiL’annosa questione del giornalismo locale, del suo stato di salute, del suo futuro, per una volta affrontato senza coinvolgimenti sentimentali, senza promesse alcune. Rasmus Kleis Nielsen ne parla in questo articolo, in maniera molto interessante. Ecco alcuni passaggi:

Nelle democrazie a reddito alto è possibile distinguere almeno tre trend: primo, i media locali stanno perdendo la battaglia per l’attenzione degli utenti; secondo, stanno perdendo anche il potere di mercato che avevano nella pubblicità locale; terzo, non è chiaro se i media digitali avranno i mezzi per offrire una quantità significativa di giornalismo locale. Molte persone, infatti, hanno accesso a sempre più media di diverso tipo, ma progressivamente meno al giornalismo locale.

[…]

C’era, inoltre, una certa sovrapposizione tra la vita locale e i mercati mediatici locali. In questo, i giornali trovavano una nicchia redditizia che permetteva loro di creare opportunità di business vantaggiose e di investire nel giornalismo che si interessasse alla vita pubblica delle comunità locali. Questa sovrapposizione tra vita locale e mercati dei media sosteneva le testate giornalistiche locali e regionali che, in molti paesi, rappresentavano anche la maggioranza della forza lavoro giornalistica. Questa sovrapposizione tra il modo in cui viviamo e quello in cui operano i mercati mediatici, ora, sta scomparendo un po’ alla volta e con essa una parte considerevole della base fondamentale per gli investimenti nel giornalismo locale da parte dei media stessi.

[…]

C’è domanda di media iperlocali e community-based?
Una possibile eccezione a questo sono i media indipendenti for profit, non profit e iperlocali che potrebbero trovare spazi nelle aree in cui altre forme di giornalismo locale stanno svanendo. In effetti, diverse ricerche suggeriscono che proprio questo svanire è un fattore chiave di motivazione per imprenditori civici e aspiranti businessman del settore delle notizie locali digitali interessati a lanciare nuovi siti a orientamento iperlocale.

Continuate a leggere qui.

Alcune riflessioni che scaturiscono dai quattro anni di esperienza con ValleditriaNews.it: il giornalismo locale è strettamente legato alla comunità e non solo dal punto di vista economico. Se le testate nazionali prima cercano una nicchia, una community, a cui fare riferimento, il giornalismo locale è capace di crearle. E’ legato alle persone più di qualunque altro mezzo di informazione, e questo è un aspetto al contempo positivo e negativo. E’ cosa buona perchè si instaura un rapporto di fiducia e quindi capace di determinarne l’autorevolezza, ma diventa un problema quando sarebbe necessario mantenere la giusta distanza. Il problema rimane il modello economico, e magari puntare sulla community con progetti no-profit potrebbe essere la strada giusta.

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La crisi non la conosciamo

La crisi davvero non l’ho mai vissuta, e nessuno della mia generazione può dire altrimenti. Per noi è sempre stato così, ogni anno che passava la situazione peggiorava fin da quando si andava a scuola. Chi ha avuto fortuna si è sistemato fin da subito, chi non ha avuto voglia di lottare, è andato via, chi apparteneva a qualcuno ha fatto quello che doveva fare e ora fa finta di nulla. Per strada sono rimasti in tanti, in milioni, con un lavoro precario e con un futuro nebbioso, in costante bilico tra accettare quel poco che si riesce a raccogliere e la voglia di fare ancora meglio, ancora di più. Il precariato non è un lavoro che dura due anni e poi ne trovi un altro, il precariato è che prima di spendere 10 euro ci devi pensare perchè magari tra una settimana non potrai fare gasolio. Qui al Sud siamo fortunati, le nostre famiglie condividono quel poco che hanno messo da parte quando potevano fare le formichine, prima dell’inverno, prima dell’arrivo delle vacche magre. Ma il punto è che quando si chiedono maggiori diritti lo si fa a scapito dei privilegi, non per garantire i fannulloni o chi ruba lo stipendio. Anzi proprio loro ci hanno condannato a questa agonia esistenziale, chi ha perso tempo, chi per trent’anni ha vissuto sulle spalle di altri, chi ora prova a farci lezione di etica e di politica.

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Le parole e i fucili #PorteOuverte

Benjamin diceva che i soldati tornati dalla Prima Guerra Mondiale non riuscivano a raccontare cosa era la guerra perchè mancavano proprio le categorie mentali per accettare una carneficina di massa, industriale, come è stato il conflitto 15-18. Quello che è accaduto ieri sera a Parigi è un evento similie, non-raccontabile, che colpisce tutti noi nel profondo, minando la sicurezza di un venerdì sera in pizzeria o a vedere una partita o un concerto. 120 vittime, finora, persone che prima sorridevano e ora non sono più. Eppure, davanti all’irrazionalità di quanto accaduto, ognuno nutre le proprie convinzioni, chi accusa i musulmani, chi gli americani, chi i terroristi, chi gli imperialisti, come se la Storia fosse una partita a Call of Duty, dove ci sono i buoni e i cattivi, dove tutto avviene su un piano lineare sul quale ci sono i “noi” e i “loro”. Mi sento addolorato, mi sento ferito, mi sento impaurito, e faccio di tutto perchè queste mie paure non alimentino l’odio, non alimentino la follia, l’irrazionalità. Resto umano, fragile davanti ad una pallottola, terrorizzato dall’imprevedibilità del male, indignato dalla reazione dei miei simili, che usano parole per oliare altri fucili.

Durante i momenti di panico, i parigini hanno aperto le loro case a chi cercava un riparo, a chi non sapeva dove andare, in quei momenti sono stati umani. Perchè non si può continuare ad esserlo?

#PorteOuverte

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Youtube e il citizen journalism con l’aiuto di News Corp

Secondo il gigante america, ci sono 5 milioni di ore di filmati di notizie caricati amatorialmente sul sito. Cioè 10 milioni di edizioni di tg.

Perchè non sfruttarli come notizie vere e proprie, grazie all’aiuto di esperti? Ecco che viene creata l’agenzia video Newswire. Come si legge dall’ANSA, poi ripresa da Prima Comunicazione:

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La moglie lo tradisce e il marito compra una pagina sul Corriere. Ma è la pubblicità di un programma

Lucia lo tradisce in tutti i modi, con chiunque, con gli amici, con i ricchi, con i colleghi, a Roma, in vacanza. Il marito, Enzo, scopre il tradimento, approfondisce le tresche leggendo la posta sul pc della moglie, scoprendo cose imbarazzanti. E sceglie, quindi, di comprare una pagina a pagamento sul Corriere della Sera sull’edizione di oggi 13 marzo 2015.

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I giornali online hanno modificato la comunicazione politica

I giornali online hanno modificato anche la comunicazione politica. Un tempo dovevano passare almeno 24 ore tra un comunicato di qualcuno e la risposta di qualcun altro. Oggi bastano pochissime ore. Questa cosa merita un minuto di attenzione (ma anche di raccoglimento): Inviare comunicati per un politico è un modo per dire qualcosa ai suoi elettori e ai cittadini interessati e i dibattiti sulla stampa non servono a nulla, se non ad alimentare il senso di disagio dei cittadini che sanno che tutti fingono e sono solo curiosi di capire fino a dove possono arrivare. Inviare un comunicato di risposta a distanza di pochissime ore vuol dire pensare di utilizzare i giornali come le bacheche di Facebook: post -> commento -> altro commento -> discussione. Ma nonostante questo mutamento di forma, e quindi di contenuto, considerando i giornali online come balcone privilegiato da cui arringare la folla, gli stessi non sono considerati parimenti autorevoli come quelli cartacei, tanto che si scrive “alcune testate online”.

Il motivo è presto detto: molti corrispondenti dei quotidiani locali, che escono ancora su carta, non sono riusciti ad adeguarsi all’evoluzione dell’informazione e pretendono che i comunicati arrivino a loro il giorno prima, in modo da non essere bruciati da chi sta online. Invece di approfittare della presenza delle testate online con cui stabilire una proficua collaborazione, sia i redattori, spesso abituati a firmare i comunicati, che le redazioni stesse, in questa impari lotta tra chi puzza di cadavere e chi è invece nel fiore degli anni, preferisce stabilire una relazione basata sull’ignoranza. Nel senso di far finta che non esistono, evitando perfino le citazioni quando gli articoli sono palesemente copiati.

Ritorando ai comunicati stampa è evidente che anche qui vale la regola dell’uso che determina la norma. Avremo dibattiti accesi nel giro di pochissime ore tali che probabilmente forniremo agli uffici stampa direttamente gli accessi per pubblicare tutto da soli.

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