Puglia – Roma, il viaggio della speranza

Alle sei di pomeriggio di lunedì, alla stazione ferroviaria di Trani, il sole stava tramontando e colorava il cielo di un giallo tenue, primaverile, i grilli riempivano l’aria di quei toni di vacanza che fanno stringere il cuore e sorridere felici. Alle sei di pomeriggio alla stazione di Trani regnava un sentimento di pace in terra che, a detta dei più maliziosi, faceva intendere cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Il programma della giornata è raggiungere Roma il più presto possibile causa riunione di lavoro. Il tragitto da percorrere è Trani Barletta con un regionale, poi Eurostar fino a Roma. Arrivo previsto ore 23:15.

Certo, c’è la frana di Montaguto che, praticamente, isola la Puglia da qualsiasi tipo di contatto con la parte occidentale d’Italia. Una frana che, dicono i comunicati ufficiali di Trenitalia, causerà un ritardo del treno di almeno 60 minuti.

Non specificava se cumulativo rispetto a quello ordinario.

Ok, è qualunquismo…

Prendo il regionale alle 19, lascio i grilli tranesi con Alessandro che tenta di convincermi del fatto che Sel è meglio di Rifondazione, del fatto che è difficile fare iniziative e che prima di fare qualcosa bisogna tesserare la gente. Controbatto blandamente, adesso non mi interessava cambiare il mondo.

A Barletta devo prendere l’Eurostar, ho solo dieci minuti di tempo e ho paura che non farò in tempo nemmeno a prendere un pacco di salatini per il viaggio. Non che ce ne sia bisogno, ma ho sempre pensato che se il treno dovesse bloccarsi nella notte, spendere 18 euro da Chief Express per dei taralli sarebbe stato poco intelligente. Meglio i salatini. Il tabellone delle partenze avvisa che il treno ha 30 minuti di ritardo. L’altoparlante annuncia metallicamente che il “Treno Eurostar Frecciargento proveniente da  – Lecce – e diretto –  Roma Termini – ha un ritardo di – 30 minuti –  diversamente da quanto annunciato”.

Bene.

30+60=90 minuti di ritardo. Ora di arrivo prevista 00:45.

La stazione di Barletta – città della disfida – è piena di cimeli storici. Il facciale interno è arricchito da stemmi medievali patinati dalla polvere nera delle stazioni. I colori sono persi ogni sigaretta fumata, ogni treno che è passato. Si confondono quasi con i mattoni rossi della stazione.

Sul binario numero 2 un gruppo di passeggeri è in attesa dello stesso mio treno. Ogni persona che sale dal sottopassaggio viene guardata con ansia, come se portasse delle risposte. Ogni PLINPLON dello speaker è un colpo al cuore: – adesso diranno che il ritardo è aumentato, adesso diranno che il treno è soppresso…

Accanto a me c’è una signora che legge il giornale, nel frattempo le zanzare fanno la loro comparsa, il sole è tramontato ma rimane un po’ di luce, i passeggeri dei regionali scendono e salgono ignari.  Iniziano a sentirsi telefonate preoccupate, promesse di taxi quando arriviamo a Roma, presunti orari di arrivo, tempi di ritardo.

Blocco un funzionario delle FS che passa col suo trolley. Gli chiedo come mai lo speaker ha annunciato che il regionale delle 20 da Bari a Foggia era stato annunciato con 115 minuti di ritardo.

– Ha investito una persona a Molfetta.

Bene.

Il nervosismo quasi si edulcolora di compassione, ma il nostro treno, l’Eurostar Frecciargento delle 19:32 era arrivato ad accumulare 60 (sessanta) minuti di ritardo da Lecce. Per un guasto, dice lo speaker, robotico, a-motivo.

Finchè non arriva, piano, col muso rosso tipico degli ETR-450, coi sedili verdi o blu, malandato come solo un treno può essere.

Ci infiliamo nella sua pancia, cercando i posti delle prenotazioni, ma un passeggero ci informa che non vale la pena, che comunque gli schemi sono saltati. I controllori, giovani, un lui e una lei, con lo sguardo professionale che sarebbe bastato un BUH! per farlo dissolvere, passano avanti e indietro nervosi. Il treno ha fatto un’ora di ritardo in meno di 200 km. Non osiamo pensare quanto ne farà fino a Roma, considerando la frana.

Dopo aver trovato posto, i controllori passano e sgridano due ragazzi, pelle scura, sguardo di sfida, che parlavano tra loro in arabo, di non essere scesi, promettendo, il controllore masculo: -beh! adesso vedrete!.

Da ammirare il coraggio di questo servitore (delle ferrovie) dello Stato. E anche la palese mancanza di spirito: fare la parte a due sfigati senza biglietto mentre non è del tutto sicuro che riusciremo ad arrivare a Roma prima dell’alba. Citando uno più importante di me, il controllore non ha potuto vedere la trave nel suo occhio perchè ci era dentro.

Foggia, ore 21:30 circa. Fiondati dal treno fuori alla stazione per prendere gli autobus sostitutivi. La frana di Montaguto blocca la tratta da Foggia a Benevento, da Bari a Napoli, dalla Puglia al resto del mondo (iperbole). Sono due mesi che una massa enorme di terra esclude dalla civiltà i paesi del nord pugliese. La Protezione Civile promette che entro fine maggio tutto sarà apposto, ma non ha mostrato fretta negli interventi, pochi appalti da affidare.

I pullman si mettono in moto. Un autista si fa il segno della croce, partiamo. Superiamo il confine tra Puglia e Campania sorpassando un camion. Sono le 22:03, gli autisti decidono che devono recuperare il ritardo.

L’Irpina diventa quasi una pista da corsa: gli autobus sorpassano, accellerano, fanno le curve inclinandosi vistosamente. I viaggiatori, prima tutti assopiti per i fatti loro, puntano lo sguardo al di sopra dei sedili, guardano la strada. Nessuno dorme più.

Arriviamo a Benevento che sono le 22:30, gli autobus si svuotano alla velocità della luce, si scambiano battute sul modo di guidare degli autisti. Siamo tutti contenti di essere atterrati.

Il treno che ci aspetta ha 90 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, prendiamo posto dove capita: io avevo la prenotazione sulla carrozza 9, ma questo treno arriva solo alla 7. I numerosi schermi nel vagone ci avvisano che sta per parlare il capotreno: – Messaggio ai passeggeri.

– Benvenuti a bordo dell’Eurostar Vattelappesca, avvisiamo i signori viaggiatori che presso la carrozza 3 è attivo un servizio bar mentre per i passeggeri di prima classe fra un po’ passerà il servizio di benvenuto con:

– Bevande calde o fredde

– Caffè o succhi di frutta

– Snack dolci

– Snack salati

No comment. Altrimenti dovrei citare il Titanic.

Ore 00:45, Roma. La stazione Termini è chiusa, vuota. Le guardie giurate ci aprono la porta, scappiamo fuori scansando le macchine che puliscono per terra. Termini vuota, vien voglia di correre e di gridare. Ma è meglio assaporare piano la soddisfazione di essere arrivati.

0 thoughts on “Puglia – Roma, il viaggio della speranza

  1. Funziona proprio così… il dramma è che anche a voler proseguire lungo l’Adriatico l’odissea è la stessa! L’alternativa è svenarsi con l’aereo e le navette!

  2. Perchè non ci racconti quello che ti è accaduto al ritorno? o sei ancora a Roma? Oggi ti invio la nota sul concorso, ma tu scrivi ancora su extra o hai tagliato i ponti anche lì?

  3. Dopo 4 anni da pendolare per amore, posso dire che quello in treno è troppo frequentemente un viaggio della speranza;
    l’angoscia che vivevo del ritorno a Bologna nella stazione di Fasano era anche accentuata da questo aspetto.
    Treni spesso sporchi, in sovente ritardo e inammissibilmente poco sicuri!
    Già. Perché viaggiare di notte, nella solita carrozza 12 sull’espresso Lecce-Milano, è stato spesso un tentare la sorte: notti con brivido allo stesso costo del viaggio standard.
    Nella carrozza 12, spesso le cuccette avevano le porte degli scompartimenti rotte, sistemate alla “meno peggio”, i bagni erano sempre in condizioni indecenti e si alternavano i malfuzionamenti delle lampade a quelle dell’impianto di condizionamento o nei migliori casi ai finestrini bloccati che nelle stagioni meno miti, costituivano un disagio non poco considerevole!
    Io, non troppo giovane persona di sesso femminile ho tremato spesso per freddo e per paura.
    Urla nei corridoi in piena notte, tentativi di soggetti irrequieti di aprire la porta del mio scopartimento.
    Poco personale a sorvegliare e inquitanti racconti dei miei compagni di viaggio:derubati…sconvolti da condizioni igieniche ai limiti.
    Tutti costretti ad essere lì, senza alternative vuoi per tempo vuoi per budget…
    Ho viaggiato con tante persone, con qualcuna ho viaggiato più volte, con molte altre posso dire di averci passato solo una notte!
    Dopo un paio di lunghe percorrenze ti rassegni, sei preparato: cuscini gonfiabili, salviettine igienizzanti all’acido, una bottiglietta di acqua e limone per dissetarsi facilmente e senza incorrere nell’esigenza della toilette, una piccola brioche confezionata in borsa per evitare ad ogni costo la cara e qualitativamente discutibile offerta del servizio ristoro…
    Ad ogni viaggio più esperta e attenta, ogni viaggio un piccolo disagio (almeno uno) da limitare con un unico pensiero nella testa:
    passa… anche questa notte passerà e presto o tardi arriverò a destinazione. (profondo respiro)
    Se non è espressione di “speranza” questo…
    E dire che gli unici disservizi risarciti sono i ritardi quando notevoli –ma solo se imputabili alle FS- e il malfunzionamento del condizionatore.

    …Che t’o dico affà…

  4. ah… di mezzi ne ho provati tanti, direi tutti:
    23 Dicembre 2006 bologna – taranto in 13ore in auto: indimenticabile viaggio in seconda fino a Poggio Imperiale.
    In bus: scomodi, gelidi; immaginate di assopirvi con difficoltà in piena notte ed essere bruscamente svegliati dallo stereo acceso dall’autista o dalle luci dei neon… bruscamente è un eufemismo.
    in volo: Low cost di Myair, Airone, Ryanair… soluzioni più comode perchè al massimo stringi i denti per un’ora e mezza…
    ma i voli hanno orari spesso limitanti e molteplici restrizioni…

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